Per il suo terzo film Florian Zeller abbandona la ricerca sulle dinamiche familiari (dopo aver vinto l’Oscar alla miglior sceneggiatura non originale con The Father e portato a Venezia nel 2022 The Son) e porta in concorso a Venezia83 Bunker. Un cambio narrativo per andare a indagare sempre sull’animo umano, ma dalla prospettiva delle scelte su cui la società ci impone di indagare.
Un progetto che nasce quando, alcuni anni fa, il regista si imbatte in un articolo in cui si riportava la bizzarra decisione di una magnate della tecnologia di costruire per lui e la sua famiglia un bunker alle Hawaii. Florian Zeller a tal proposito dichiara:
Ricordo di essermi chiesto: “Sa forse qualcosa che noi non sappiamo?”. Mi è parso un paradosso folgorante: l’uomo che aveva edificato la propria fortuna sull’idea di connettere le persone si stava preparando all’isolamento.
Non stiamo forse tutti, in qualche modo, andando alla deriva come isole?
Bunker sfiora diverse tematiche contemporanee: la paura del futuro, le minacce ecologiche, il divario sociale in aumento e l’individualismo sfrenato. Ma lo fa attraverso una lente profondamente personale: una coppia che lotta con sé stessa.
Ad interpretare Miguel, l’architetto a cui un misterioso cliente chiede il bizzarro e ambizioso progetto di progettare il bunker, e sua moglie Sofia, troviamo una delle migliori coppie – attoriali come nella vita – del cinema spagnolo: Javier Bardem e Penélope Cruz, giunti all’ottavo film insieme. Parlando della loro scelta, Zeller ha detto:
Ho scritto Bunker per Penélope Cruz e Javier Bardem, che sono stati il punto di partenza e ispirazione per questo progetto – non solo perché sono tra gli interpreti di maggior talento della scena contemporanea, ma anche perché costituiscono una coppia emblematica.
Ho voluto esplorare l’amore, la fedeltà e il perdono collocando al contempo lo spettatore in una posizione di deliberata ambiguità.

L’ottimismo lascia il posto al terrore
Miguel e Sofia sono all’apparenza una coppia felice. Sposati da 17 anni, lui è una archistar, lei una editor per la sezione narrativa straniera di una casa editrice. Si sono trasferiti da Madrid a Londra con le loro due figlie. Per permettere a Miguel di ottenere commesse sempre più prestigiose, capaci di fargli vincere importanti premi che facciano decollare la sua carriera.
Nel mentre, lei, consapevole che in quanto straniera non riuscirà ad ottenere il ruolo di responsabile della sezione narrativa, cura l’uscita in Inghilterra del best seller di un giovane scrittore newyorkese, James Gray (Patrick Schwarzenegger). Il suo romanzo, Tra cent’anni, ha colpito profondamente Sofia, che si immedesima sempre più nella parte della protagonista, desiderosa di dare un senso alla sua vita e consapevole che questa vada vissuta pienamente. Tutto – anche l’incontro casuale con una donna anziana (prezioso cameo di Eileen Atkins) – sembra portarla a riconsiderare le sue scelte, il modo in cui sta affrontando il lavoro e vivendo la sua relazione e la sua vita.
Miguel, invece, è tentato dall’accettare l’ambiguo progetto offerto dal misterioso magnate (Paul Dano), spinto dal compenso offerto e dalla voglia di lanciarsi in un nuovo capitolo della sua carriera. A distrubare le sue giornate il fastidio di dover interagire con il nuovo e rozzo vicino (Stephen Graham) che sta aprendo una finestra sfondando un muro nel loro giardino.
Lo scontro tra queste due situazioni, una latente insoddisfazione di coppia e l’incapacità di riconoscersi come gli amanti di una volta danno vita ad una profonda crisi d’identità oltre che di coppia. Miguel e Sofia si scoprono così profondamente fragili e profondamente cambiati rispetto al loro primo incontro.
Non mi piace quello che vedo
Florian Zeller in Bunker costruisce un film sul pregiudizio e la fama di successo e ricchezza. Mostrando come il loro essere effimeri possa portare alla rovina i suoi protagonisti.
La ricchezza viene descritta come ostentazione. Il prestigio ottenuto come barriera verso l’altro, come incapacità di guardare ed ascoltare ciò che ci circonda. La tecnologia come strumento di isolamento, scudo adolescenziale verso un mondo adulto incapace di ascoltare e mezzo per
Miguel si scopre solo attraverso gli occhi delusi di Sofia. Comprende che la rincorsa al denaro e al potere lo ha portato solo a isolare gli altri. E allontanarsi dalla sua famiglia.
Costruendo per il suo Bunker un thriller credibile, Zeller lascia che siano i suoi due protagonisti a portare l’intensità della narrazione. E sia Javier Bardem che Cruz regalano allo spettatore momenti di grande impatto. Il film non riesce pienamente a sfondare la parete delle emozioni, risultando spesso ibrogliato esso stesso in una volontà di ostentazione dell’immagine piuttosto a scapito dello sviluppo narrativo. Ma il valore attoriale dei suoi protagonisti, la naturale complicità che sono capaci di portare in scena, meritano la visione.
Dopo il passaggio a Venezia, il film è pronto a volare al Toronto International Film Festival per la sua prima nordamericana.