Nino. Un film su Nino Rota | Venezia83

“Nino. Un film su Nino Rota” è il documentario con cui Walter Fasano porta a Venezia83 l’inedita buiografia di uno dei compositori più importanti del nostro cinema

Presentato a Venezia83, Nino. Un film su Nino Rota, documentario di Walter Fasano, narra con scioltezza e abbondanza di contributi la sua carriera, la sua formazione, le sue scelte per nulla conformiste.

Se c’è un personaggio che non rischia di essere dimenticato, questo è proprio Nino Rota. Fa parte della nostra vita di tutti i giorni, i suoi temi sono proposti e riproposti in ogni occasione. Eppure non sappiamo molto della sua vita, a parte i numerosi aneddoti legati soprattutto alla storica collaborazione con Federico Fellini.

In due ore di cinema di qualità, che volano senza fatica, Fasano compone una biografia esauriente, fondata su testimonianze dirette che scorrono con leggerezza, senza salti temporali a interrompere il racconto guidato dalla voce di Sting che ci accompagna, chiara e pacata.

Nino era un bambino molto dotato, molto spinto dalla madre di cui in seguito si avvertirà l’ingombro. A undici anni aveva già scritto un oratorio, quando già studiava al Conservatorio di Milano. Qui avviene la sua formazione in aura da predestinato, con Ildebrando Pizzetti. Proseguirà a Roma con Alfredo Casella, poi all’estero. A New York incontra Artura Toscanini e a Filadelfia ottiene una borsa di studio molto prestigiosa.  Di ritorno in Italia farà una scelta eccentrica lasciando Milano per una cattedra al conservatorio di Taranto,  per poi trasferirsi in un piccolo borgo marinaro vicino a Bari, Torre a Mare. Da lì ogni giorno andava a Bari per insegnare al Conservatorio, dove manterrà il suo incarico per tutta la vita.

Nino Rota Venezia83

Molto presto si avvicina al cinema, meravigliandosi del fatto di essere anche pagato. Poi agli inizi degli anni Cinquanta c’è l’incontro con Fellini e l’inizio di una carriera clamorosa come autore di colonne sonore (più di 70 film in dieci anni), senza interrompere la sua attività di insegnante e compositore di rango, tant’è vero che i suoi melodrammi sono tuttora regolarmente in cartellone nei principali teatri del mondo.

Gli interventi di chi l’ha conosciuto direttamente contribuiscono a disegnare il personaggio. Tra tutti Caterina D’Amico, figlia di Suso, trasmette un ritratto di Rota nella quotidianità, lui era di casa. Molti sono i suoi allievi e assistenti,  con carriere importanti nel cinema e non solo. Tra i grandi personaggi del cinema contemporaneo compaiono Alexandre Desplat, due Oscar per le colonne sonore, e il regista coreano Park Chan-Wook.

Se la carriera di Rota come compositore di musiche da film scorre senza intoppi e tra l’approvazione universale, non mancano cenni alle polemiche suscitate che negli anni Sessanta dalla critica “militante” che accusava Rota di passatismo e conservatorismo. Non a torto se si pensa alle rivoluzioni musicali del secondo dopoguerra  che hanno stravolto i modi di composizione e fruizione della musica “alta”. Gli si rimproverava la pappa col pomodoro mentre altri sperimentavano.

Nino Rota Venezia83

Dopo una cinquantina d’anni sono sopravvissuti sia i grandi di Darmstad che Nino Rota, i primi capaci di descrivere la condizione umana a loro contemporanea, il secondo la nostra vita quotidiana arricchita dalla forza dell’immaginazione. Del resto Rota sperava che la sua musica gli sopravvivesse, e finora con ottime ragioni. Continuiamo ad ascoltare e ad amare la sua musica senza chiederci perché. Il suo stile elegante, colto, raffinato ha avuto il dono della comunicazione, immediata in tempo reale, ma resistente anche a distanza di decenni.

Il cinema è stato il suo veicolo più potente, ma pochi altri hanno saputo dare spessore alle immagini come Nino Rota, in uno scambio reciproco di favori. Non mancano gli episodi dedicati all’Oscar, con l’Academy pigra e reticente a riconoscergli i suoi meriti,  una condizione quest’ultima che ha condiviso con Ennio Morricone, due geni riconosciuti in extremis nonostante l’universalità del consenso che li circondava e la qualità eccellente del loro lavoro.

Nino. Un film su Nino Rota ha il merito di dare una storia ad un nome che per noi significa molto, di ricostruire una personalità complessa ed eccentrica nella varietà dei suoi aspetti. In finale compare una figlia, Nina, mai riconosciuta ma incontrata dopo molti anni. Del resto si sa poco della sua vita affettiva, a parte le relazioni con allievi e colleghi, mentre compare un suo forte interesse per l’ermetismo, coltivato all’Accademia Pitagora di Bari, nonché la sua curiosità per lo spiritismo.

Si ricorda anche il periodo d’oro del nostro cinema, quando Rota si divideva tra il Gattopardo e 8½, due colonne sonore che non potrebbero essere più diverse a dimostrazione della versatilità e della sensibilità del loro autore.

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