Flesh Impact – Ricordando Marilyn Monroe | Venezia83

Flesh impact di Maggie Gyllenhaal è il cortometraggio fuori concorso con cui Venezia83 omaggia i 100 anni di Marilyn Monroe

Nel centenario dalla nascita di Marilyn Monroe, Venezia83 omaggia l’iconica diva presentando fuori concorso il cortometraggio di Maggie Gyllenhaal, Flesh Impact. La Biennale coglie l’occasione anche per attribuire a Ellen Burstyn – attrice protagonista, insieme a Dakota Johnson – il Leone d’Oro alla Carriera.

Flesh Impact Marilyn Monroe Venezia83

Cent’anni di Marilyn. Oggi

Quest’anno Marilyn Monroe avrebbe compiuto 100 anni. Cosa sarebbe successo se quella fatidica notte del 4 agosto 1962, a soli 36 anni, non avesse perso la vita? Farebbe ancora parte del mondo del cinema o avrebbe abbandonato Hollywood per concentrarsi su una carriera teatrale? Porterebbe ancora il suo iconico taglio, quel Marilyn bob che ha continuato ad essere emblema di stile per decenni? Come e cosa racconterebbe a chi la incontra per la prima volta dopo decenni della sua vita e del personaggio che le avevano cucito addosso gli Studios?

Proprio dal cercare di rispondere a queste domande parte la presidente della Giuria di Venezia83, Maggie Gyllenhaal con il suo Flesh Impact. Da quando una anziana, ma ancora stilosissima, donna entra in un teatro di Off Brodway per sostenere un provino per la parte di Carol Cutrere nell’Orfeo in discesa Tennessee Williams. Nonostante sia Mr. Director (Peter Sarsgaard, che continua a dimostrare la sua volontà di sostenere i progetti della regista, nonché sua moglie) che la sua assistente (Sepideh Moafi, nota al grande pubblico per la serie The Pitt su HBO) le ricordino che il personaggio che stanno cercando abbia 25 anni, la donna continua comunque la sua audizione.

Dai piani ravvicinati su Ellen Burstyn intuiamo la sigla MM ricamata sulla camicetta bianca del suo tailleur bianco. La vediamo togliersi i tacchi all’arrivo e avvicinarsi decisa al microfono. Pronta a raccontarsi a quella ristretta platea che la guarda inizialmente con commiserazione e un bricilo di pietà. La donna inizia presentandosi con i tanti nomi che ha avuto: Norma Jeane Mortenson Baker, Norma Jeane Mortenson, Norma Jean Di Maggio, Norma Jean Miller. Ma dichiara che ora sia semplicemente Jean Doe (la Sconosciuta Jean).

Flesh Impact Marilyn Monroe Venezia83

Nel susseguirsi di dettagli che rivelano sempre più la sua identità, la donna racconta delle sue difficoltà a farsi strada nel mondo spietato e competitivo del Cinema. Di come il suo passato da orfana e il non poter nemmeno vantare un corso di recitazione fatto al liceo le abbia chiuso molte porte in faccia. Fino al giorno in cui decise di non voler passare più passare inosservata. Muovendosi per gli Studios nuda, coperta solo da una sottile sottoveste di seta. Qui in scena troviamo Dakota Johnson, chiamata a interpretare la Marilyn giovane.

Flesh Impact Marilyn Monroe Venezia83

In quel momento Jean Doe e la giovane Marilyn raccontano del Flesh Impact, quell’impatto carnale che Billy Wilder le attribuì. Quella perenne sensazione di poterla quasi toccare.

Ma Jean Doe/Marilyn racconta anche di come quella sensualità fu nella sua carriera sia arma che condanna. Relegata a ruoli iper sessualizzati, fino ad arrivare a interpretare un personaggio che non aveva nemmeno un nome (quello in Quando la moglie va in vacanza).

Marilyn, perdonaci.

Seppur appaia evidente che il cortometraggio di Maggie Gyllenhaal sia stato selezionato come omaggio della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia per rendere omaggio ad un importante centenario, la regista cerca di andare oltre il prodotto meramente celebrativo.

La regista, infatti, ricostruisce la narrazione per far sì che il pubblico non dimentichi il trattamento che all’epoca le venne riservato: dalle major, dagli uomini che l’hanno sfruttata, dai pochi che l’hanno amata, dai tanti che l’hanno invidiata.

Accanto a questa voglia di ricostruzione emotiva, la Gyllenhaal sfrutta la possibilità di una accusa verso l’ipersessualizzazione del corpo femminile, non solo al cinema. E di un sistema come quello hollywoodiano (e non solo) che continua a relegare le donne – dietro e davanti alla macchina da presa – a ruoli di bamboline in ambiti succinti e sguardi ammiccanti. E lascia che quelli chiamati a giudicare l’audizione della ritrovata Marilyn si commuovano ascoltando la sofferenza provata dalla donna in quegli anni. Lacrime dettate dalla consapevolezza che nulla sembri cambiato. Lacrime che servono a chiedere perdono a Marilyn per non aver fatto abbastanza per proteggerla allora. E a tutte le donne del mondo del cinema per non riuscire a difenderle nemmeno adesso.

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