Guardando Look Back di Koreeda Hirokazu, in concorso all’83° Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, mi sono trovata di fronte a un grande interrogativo: mi piace davvero questo film o sono semplicemente affezionata alla storia? È una sensazione che provo spesso quando mi trovo davanti a un live-action di un film d’animazione (e in questo caso anche riadattamento del manga autoconclusivo di Tatsuki Fujimoto) che ho amato. Quelle immagini, ora incarnate da attori in carne ed ossa e non più da disegni, cambiano la mia percezione della storia in qualche misura o semplicemente funzionano in quanto riproposizione?
Il live-action negli ultimi anni è diventato uno degli stratagemmi commerciali più amati dal cinema, perché in un certo senso è come un remake con una minore necessità di immaginazione. Se si vuole si può seguire anche il film originale inquadratura per inquadratura, senza aggiungere nulla a livello di storia e preoccupandosi solo di concretizzarlo. È anche vero che a volte un live-action può essere privo di tutto ciò che ci aveva fatto innamorare del suo predecessore e questa estate è stato il caso di Oceania, tra colori slavati e interpretazioni degne di un cosplayer al Lucca Comics.

Mantenere intatta quella magia nel salto tra pagina stampata, animazione e infine live-action è un compito arduo se non impossibile, eppure con Koreeda Hirokazu alla regia sembra tutto così immensamente facile, anche perché è una storia che si sposa alla perfezione con il suo cinema: delicata e silenziosamente devastante, che gioca con sogni che ci siamo dimenticati di avere, chiusi nel cassetto della nostra memoria e con speranze che ancora coltiviamo.
Fujino (Deguchi Natsuki da adolescente e Nanase Furi da bambina) e Kyomoto (Makita Aju da adolescente e Okada Rokka da bambina) si conoscono grazie a una pagina condivisa sul giornalino scolastico dove entrambe disegnano piccole strisce di manga. Una vede l’altra come rivale, senza sapere che questa la considera una Maestra alla quale ispirarsi. Conoscersi per loro significa iniziare a condividere strumenti da disegno e creare insieme, dandosi consigli e scoprendo il mondo attraverso la matita dell’altra. Da quella collaborazione arrivano i primi successi e presto scoprono anche che forse i loro sogni sono diversi.

Koreeda Hirokazu sceglie di espandere Look Back, prossimamente nelle sale con Lucky Red, nel suo portarlo al live-action, insistendo sull’ultima parte che rimane il momento più debole dell’opera in tutte le sue versioni però, nel momento forse più melodrammatico, una piacevole intuizione stilistica omaggia la passione per l’arte che lega le due ragazze e tocca il cuore dello spettatore. Look Back nelle mani del regista giapponese ci porta ad avere nostalgia di un tempo che non abbiamo vissuto, dell’umanità che abbiamo perso e di tutto quello che ancora avremmo potuto creare. Avevamo bisogno di questo live-action? La risposta è probabilmente no, ma se aiuta più persone possibili a scoprire l’opera di Fujimoto allora ha più che senso di esistere.