Marty Mauser (Timothée Chalamet) sogna in grande, come dice la scritta che campeggia tuonante su ogni poster di Marty Supreme, ma farlo può essere allo stesso tempo un atto di fede, di ingenuità e di cieco protagonismo. È un ragazzo di soli 23 anni, un’età dove “hai tutta la vita davanti”, costretto a lavorare in un negozio di scarpe, mentre nel tempo libero si allena a giocare a ping-pong. Il talento per lui non è sufficiente, deve diventare e soprattutto essere riconosciuto come il magliore giocatore che si sia mai visto al mondo e l’unico modo per farlo è vincere la coppa ai campionati mondiali. La strada gli sembra spianata, ma se c’è una sola cosa più grande del suo talento è la totale incapacità di vedere il mondo che gli ruota attorno e quando il Giappone, nonostante un divieto di viaggio, si presenta alla competizione con Koto Endo (Koto Kawaguchi, un vero giocatore di ping-pong), e una racchetta poco convenzionale, Marty vede i suoi sogni morire con la stessa velocità a cui corre la pallina.

Fin dalle prime immagini di Marty Supreme, il primo film da solista di Josh Safdie, che segue di qualche mese e con molto più successo (vedesi le 9 nomination agli Oscar) l’uscita di The Smashing Machine del fratello Benny, è difficile se non impossibile tifare per Mauser. Se è indubbiamente “giovane, combattivo e affamato” come scriveva Lin-Manuel Miranda in My Shot, la determinazione diventa presto arroganza: il ping-pong di Koto per lui è sbagliato, la racchetta non è tonda come è abituato, l’impugnatura a penna innaturale. Doveva essere lui a vincere, ma senza sponsor il biglietto per la sua rivincita in Giappone – per ironia della sorte location del prossimo campionato – è troppo costoso e allora crea un piano più grande di lui per avere un’altra opportunità. Coinvolge il suo amico di truffe Willy (Tyler Okonma), tenta di sedurre un’attrice ormai sulla via del tramonto (un piacevole ritorno sulle scene per Gwyneth Paltrow) e testa la fiducia e l’amore della disperata Rachel (Odessa A’Zion), rimasta incinta di Mauser ma imprigionata in un matrimonio violento con un altro uomo.
Come era stato il caso anche per Dwayne Johnson con Mark Kerr in The Smashing Machine, il ruolo di Marty Mauser è cucito addosso a Chalamet ed è amplificato dalla sua persona extra-diegetica. Solo l’anno scorso sul palco dei SAG Awards (ora The Actor Awards), nell’accettare il Premio come miglior attore protagonista per A Complete Unknown, aveva detto “Voglio essere uno dei più grandi, io sono ispirato dai più grandi”, un discorso che molti avevano tacciato come un’istanza di megalomania e di eccessiva sfrontatezza. Sui social, quando l’Oscar venne consegnato a Cillian Murphy per Oppenheimer, si arrivò a dire che era un modo per rimettere Chalamet “al suo posto”, ridimensionando il suo ego. La verità è che nessuno può negare la tenacia, i meriti e i riconoscimenti artistici che l’attore ha raggiunto ancora prima di diventare trentenne e Marty Supreme, la performance che definirà la sua carriera futura e che lo porta definitivamente alla maturità, parla di quella stessa forza di volontà.

In una New York appena uscita dalla guerra che non regala niente a nessuno, Josh Safdie, che firma la sceneggiatura insieme allo storico collaboratore Ronald Bronstein, crea un omaggio a un cinema che ora in America sembra solo sognabile. Seppure rimanga sul filone di film come Uncut Gems (strizzando l’occhio al suo protagonista Howard Ratner), Marty Supreme è più grande e misurato al tempo stesso, nella sua propulsività sa sempre quando rallentare e quando mettere il piede sull’acceleratore. Il mondo che circonda Mauser è gremito di volti peculiari, spesso anche appartenenti a non-attori (ad esempio Pico Iyer, interprete del preseidente della nternational Table Tennis Association, è un giornalista di viaggi), che diventano indimenticabili anche in pochi istanti. Forse Marty Supreme peccherà di ambizione come il suo protagonista con una durata ampollosa (e una sottotrama ripetitiva riguardante un cane) ma è la dimostrazione e l’affermazione di un autore che se aveva sfiorato il mainstream con Good Time e Uncut Gems ora è disposto a conquistarlo, senza bisogno di rivincita.