Dopo i successi sia di pubblico che di critica ricevuti dai suoi film La stranezza e L’abbaglio, Roberto Andò presenta a Venezia82 Ferdinando Scianna il fotografo dell’ombra, documentario-omaggio ad una delle figure più rappresentative della fotografia internazionale.
In sala con Fandango in una uscita evento, dal 6 all’8 ottobre, Ferdinando Scianna il fotografo dell’ombra ci porta, con ammirata partecipazione, dentro la quotidianità del fotografo siciliano. Raccontandone gli esordi da quella Bagheria dalla dignitosa miseria contadina, passando per l’essere il primo fotografo italiano a lavorare per la prestigiosa agenzia Magnum fino a diventare uno degli indiscussi Maestri della fotografia nel mondo dello spettacolo, della moda e del cinema.

Il figlio dei limoni
Roberto Andò, nel costruire il suo Ferdinando Scianna il fotografo dell’ombra, non può non raccontare l’imprescindibile rapporto tra il fotografo e la sua Sicilia. Una regione che non solo gli ha dato i natali, ma che ha fortemente contribuito a forgiare, con i suoi colori, i suoi sapori ed umori, il suo sguardo. Autodefinendosi il figlio dei limoni, Scianna rivendica quel legame territoriale. Quelle origini umili che gli anno permesso di continuare a raccontare gli aspetti più unici e veritieri della sua Terra.
Ed è così che, attraverso il racconto direttamente fatto dalla profonda voce del fotografo e alcune delle sue opere più iconiche, Roberto Andò ci restituisce prima di tutto l’uomo. Il ragazzo che a 15 anni decide di sfidare apertamente il padre acquistando la sua prima macchina fotografica. Da cui non si separerà mai più. Conosciamo il diciottenne ambizioso, che lascia Bagheria per raggiungere Parigi. E ritrovarsi presto catapultato tra i più grandi, avviando quella collaborazione con Henri Cartier- Bresson, che nel 1982 lo invitò a entrare a far parte della Magnum.

Impossibile per Andò non approfondire anche il legame (che ha in comune con il fotografo) con Leonardo Sciscia, trovando nei due una sinergia di intenti, in cui parole e immagini si univano in modo quasi magico. O il rapporto con uno dei più recenti bagheresi d’eccezione: quel Giuseppe Tornatore che cresce nel rispetto e ammirazione per il concittadino che era stato in grado di raccontare nel mondo la loro Sicilia.
Il bianco e nero scelto da Roberto Andò è un ulteriore omaggio ai colori delle fotografie di Ferdinando Scianna. A quella grammatura spessa e decisa che ne contraddistingue le opere. E allo spettatore resta la consapevolezza di essere di fronte all’arte.