Un’edizione ricca di interessanti opere prime quella di Venezia79. Lo è anche Amanda, film di esordio di Carolina Cavalli per la sezione Orizzonti Extra, che concorre al Premio del Pubblico. Nel ruolo della protagonista Benedetta Porcaioli, volto sempre più noto del grande e piccolo schermo italiano. Che con questa interpretazione sembra voler dimostrare che quello della commedia amara sia il registro più consono alle sue doti attoriali.

La trama

Amanda è una ragazza di 25 anni. Un incidente (o fatto passare per tale) durante la sua infanzia la porta ad isolarsi, a non fidarsi di nessuno. Prova rancore per tutti. In primis, per la propria famiglia, della quale non accetta il palese borghesismo. Rifiuta di lavorare nella catena di farmacie di proprietà dei genitori, per non farsi schiacciare dal loro conformismo. Ma, al tempo stesso, lascia che siano loro a mantenerla. Pagando le spese dell’affitto della stanza dell’albero di infimo ordine in cui soggiorna. 

Sembra ansiosa di voler manifestare il ribrezzo che prova nei confronti di quello stile di vita, di quel conformismo. Ma continua ad arrivare a casa in tempo per mettersi a tavola; a pretendere la vicinanza e solidarietà della loro governante, sua unica “amica”; cerca lo scontro totale con la sorella maggiore, rea a suo parere di voler educare i propri figli a quell’apatia borghese che lei rifugge. 

Non ha amici. Crede di non averne mai avuti. Ma alcuni incontri sconvolgono l’apparente equilibrio di Amanda. Quello con un cavallo, con cui instaura un rapporto di solidarietà, decidendo che debba essere liberato a tutti i costi dalla sua prigionia proprio nel momento in cui sarà lei stessa a cercare di aprirsi al mondo. Con un ragazzo che incontra ad un rave party, decidendo (in modo del tutto arbitrario) che sia il suo fidanzato. Con Rebecca, l’amica negata; quella che da bambine era la sua migliore amica e da cui i genitori l’hanno separata decidendo di trasferirsi all’estero per evitare lo scandalo di quanto successo ad Amanda da bambina. Riacquistare la libertà, vivere il suo primo vero amore e far uscire Rebecca dalla gabbia che si è costruita attorno diventano gli obiettivi principali di Amanda. Che per raggiungerli è, per la prima volta, disposta a cambiare anche se stessa.

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La libertà si compra con i bollini del supermercato

Al suo primo lungometraggio, Carolina Cavalli esordisce con un film dal carattere molto coraggioso, perché osa quasi l’inosabile: fare di tutto per farci detestare la sua protagonista. Non dà giustificazione alla sua maleducazione, alle cattiverie che urla (letteralemente) in faccia alle poche persone che ha accanto. Amanda è scontrosa e scorbutica. Profondamente egoista, tanto che nessun problema sarà mai più grave dei suoi, anche se spesso esistono solo nella sua testa.

Lo spettatore si trova, sin da subito, di fronte ad una ragazza viziata, maleducata, aggressiva e pervasa dalla convinzione che nessuno possa capirla veramente per il semplice fatto che tutti e tutto ciò che è “normale” sia sbagliato. Nulla sembra distoglierla dalle sue certezze. Sa che non vuole diventare come gli “altri” e che per poter essere libera dovrà vivere una sfida, degna del modo in cui vive la sua esistenza: arrivare agli 80 bollini del supermercato per poter avere in omaggio il ventilatore digitale. Così facendo, potrà rivenderlo ed essere finalmente libera.

Impossible non percepire – forte, palpabile, quasi in modo commovente – l’incredibile solitudine di Amanda. Un sentimento che, tuttavia, cerca di nascondere. Perché non accetta di mostrarsi debole.

Essere interpreti prima che attori

Carolina Cavalli affida i suoi personaggi a volti giovani del cinema italiano. Correndo il rischio di dar vita ad un film non sempre perfetto dal punto di vista recitativo, ma la cui visione risulta fresca e libera, non imbrogliata in quelle che sarebbero state inutili sovrastrutture interpretative.

Da un lato, chiama per il ruolo della protagonista uno dei volti più promettenti del grande e piccolo schermo italiano: Benedetta Porcaroli. Che in Amanda – commedia amara che trae spunto proprio dai principali elementi che caratterizzano il disagio della sua generazione – sembra trovare quel registro ibrido tra commedia e amarezza, ironia e profondità, che sembra le si addica e la porti a manifestare al meglio le sue capacità.

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Dall’altro, sceglie un giovane che in modo finora superficiale si era cimentato nel ruolo dell’attore, continuando a preferire il calcare i palchi musicali: Michele Bravi. Se sembra evidente la necessità per lui di aggiungere una necessaria formazione per migliorare le sue non ancora sufficiente doti interpretative, le limitate scene che lo vedono coinvolto sono anche il segno di un embroniale percorso che potrà portarlo a diventare sempre più credibile.

Diverso il caso di Giovanna Mezzogiorno, chiamata ad un ruolo indubbiamente complesso come quello della madre di Rebecca. Troppo presa dal suo senso di inadeguatezza e dalle sue debolezze per essere il supporto e sostegno di cui sua figlia avrebbe bisogno. Ed emblema di un disinteresse genitoriale che la porta ad affidarla alle cure ed attenzioni di Amanda. Rischiando di trascinare ancora di più nell’abisso sia la figlia che la protagonista. Purtroppo (perché tanto la abbiamo amata), la Mezzogiorno non riesce che a rendere il suo personaggio esasperato ed esasperante.

La forza del nuovo cinema italiano

Come già ci era successo dopo la visione di Margini di Niccolò Falsetti (in selezione ufficiale alla SIC), anche in Amanda ci sembra di poter percepire un nuovo corso per il cinema italiano. Guidato da una leva di nuovi e giovani registi, desiderosi di portare in prima persona le paure, le preoccupazioni e le ambizioni della loro generazione. Soprattutto dopo anni in cui proprio il cinema italiano sembrava averli sottovalutati, quasi ridicolizzati. Una ventata (o ventilatore) d’aria fresca.

Un messaggio di speranza che ci arriva in questa Mostra del Cinema finalmente libera dall’angoscia digitale delle prenotazioni online e libera di poter finalmente godere dei film in sala. Che è il motivo per il quale professionisti e pubblico seguono i festival cinematografici.

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