15-18 – Gioventù follemente fragile | Venezia83

La folle gioventù di Cédric Kahn irrompe in concorso a Venezia83 con 15/18 (A Place to Heal). Ecco la nostra recensione

I matti fragili di 15/18 di Cédric Kahn conquistano Venezia83. Ricordandoci che la vera follia sia non capire la fragilità dei giovani d’oggi. Relegandola a capriccio del momento, a fase passeggera, a momentaneo momento di crisi adolescenziale. Con il suo film, invece, Cédric Kahn ci ricorda che questi folli giovani d’oggi stanno chiedendo solo una cosa: essere ascoltati, accettati. E che qualcuno si occupi di loro.

Il regista affida a se stesso anche un ruolo davanti alla macchina da presa. Quello di Etienne, primario di un ospedale pschiatrico che ospita adolescenti dai 15 ai 18 anni. Ponendosi così nella posizione privilegiata di guardare i ragazzi con la doppia prospettiva di chi vuole raccontare la loro storia e di colui che cerca di attutire il loro dolore, tra cure farmacologiche e terapia individuale e di gruppo.

15-18 Venezia83

La trama

Lucia è una ragazza di 17 ann che viene accompagnata dalla polizia nel reparto di neuropsichiatria per adolescenti di un ospedale pubblico. Un luogo che conosce ormai bene, avendo nella sua giovane età già fatto più di un ricovero dopo continui tentativi suicidiari. Qui ritrova i suoi vecchi amici, anche loro assidui frequentatori del reparto psichiatrico.

Guidati da Etienne, i medici provano a curarli, ad ascoltrarli. Lo fanno anche cercando di incontrare le loro famiglie, confrontandosi con la cruda realtà delle vite dei loro pazienti e, al tempo stesso, cercando di gestire un reparto costantemente sotto pressione. Tra pazienti e operatori si creano legami fragili, in un delicato equilibrio che lascia intravedere spiragli di speranza, guarigione e persino momenti di leggerezza. Ma un giorno l’arrivo del misterioso Enzo – quasi maggiorenne – minaccia di sconvolgere tutto.

La nostra recensione

Guardando 15/18 (A Place to Heal) il pubblico italiano non potrà non richiamare alla memoria le puntate delle due stagioni di Tutto chiede salvezza di Francesco Bruni (Netflix). Anche qui abbiamo una ambientazione simile: nella serie si trattava delle corsie di un ospedale psichiatrico, nel film una location più simile ad una comunità per ragazzi a cui viene concessa libertà di movimento tra le sue mura. Anche qui abbiamo un gruppo di medici allo stremo. Che prima ancora di poter prescrivere le proprie terapie si trova a diventare archetipo di figure genitoriali che, quando non sono assenti, sono causa spesso primaria dei mali dei loro giovani pazienti. Anche qui abbiamo giovani protagonisti tacciati di essere allo sbando, relegati ai margini, bollati con lo stigma della malattia principale. Ma non ci sono matti. Ci sono persone fragili che hanno bisogno di aiuto e di qualcuno che si occupi di loro.

Ma in 15/18 il focus è completamente sui ragazzi. Sui loro traumi e il loro senso di inadeguatezza di fronte alla società che li circonda. A guidare la narrazione è la loro paura di essere rifiutati: dai loro coetanei, dalle loro famiglie. Insieme al desiderio di soddisfare tutti, fino rinnegare i soprusi e i maltrattamenti subiti. Pur di trovare un posto dove essere felici.

La presenza di un nuovo arrivato, Enzo, crea scompiglio nel momento in cui fa credere agli altri di poter scappare. E credere che l’amore possa renderli grandi e superare qualsiasi cosa. Fino a quando non scopriranno che anche questo possa essere estremamente fragile.

Cédric Kahn non solo regala allo spettatore uno splendito e toccante spaccato sull’adolescenza moderna. Offrendo i ruoli dei suoi giovani protagonisti ad attori brillanti e dalla incredibile carica interpretativa. Ma pone gli adulti nella scomoda posizione di guardare al loro fallimento generazionale. Lasciando che sia lo spettatore ad arrendersi o a lottare per dare una speranza ai suoi ragazzi. E ai nostri.

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