Balcanica – Intervista a Michele Braga | Giornate degli Autori

Abbiamo incontrato Michele Braga, compositore delle musiche di Balcanica, esordio di Nicola Sorcinelli in concorso a Giornate degli Autori

Unico film italiano in concorso alle Giornate degli Autori, Balcanica – esordio nel lungometraggio del regista marchigiano Nicola Sorcinelli – porta sullo schermo il dramma dei migranti che attraversano la rotta balcanica per raggiungere l’Europa.

All’origine del film una delle afgana del 2024, che vieta qualsiasi ricorso alla musica e mette al bando gli strumenti musicali. Costringendo ogni anno centinaia di artisti ad abbandonare il proprio paese e raggiungere l’Europa per poter continuare a suonare la loro musica. Questi i motivi che convinceranno i due protagonisti – Nazar (Barak Karimi) e suo figlio Jalil (Ivar Wafaei) ad intraprendere l’impervio cammino lungo la rotta balcanica. Internazionalmente riconosciuta come una delle più spietate e pericolose.

L’incontro con Greta (Matilda De Angelis), giovane dottoressa volontaria di una ONG sul campo, cambierà le sorti del loro disperato viaggio. Rendendo il peso delle custodie che gelosamente conservano le loro tube meno ingombrante e disperato.

Nicola Sorcinelli costruisce con Balcanica un film onesto, spietato nel suo non essere giudicante, ma spinto dalla volontà quasi documentarista di mostrare ciò che il mondo sembra voler dimenticare e a cui le istituzioni statali fanno finta di non guardare: la disperazione di una migrazione fatta di uomini che abbandonano i loro paesi perché costretti a rinunciare alle proprie libertà più elementari da spietate dittature e regimi.

Oltre che affidandosi ad una sceneggiatura – scritta a quattro mani dallo stesso Sorcinelli con Andrea Brusa – capace di guardare all’essenza della disperazione dei suoi protagonisti e al dramma di chi non ha più strumenti per portare un aiuto concreto – Balcanica rende la composizione musicale non mero commento narrativo. Ma parte integrante della storia, suo elemento fondante e fondamentale. Ne risulta una colonna sonora struggente, straziante e poetica allo stesso tempo. Realizzata da uno dei più ecclettici compositore di musiche da film del panorama italiano: Michele Braga. Lo abbiamo incontrato, a margine dell’evento organizzato da Giornate degli Autori in collaborazione con l’Associazione Compositori Musica per Film e moderato da Pivio.

Balcanica Michele Braga
Cosa ti ha spinto ad aderire al progetto di Balcanica?

Balcanica è un film che ho deciso di sposare in toto. Anche eticamente. Rispetto ai film mainstream, in quelli piccoli musicalmente ci sono più occasioni. Anche per questo mi piace lavorare a opere prime. E qui la storia mi interessava molto. In Asghanistan, anche ora non si può fare musica. Già all’inizio del regime talebano, alla presa di Kabul il primo edificio ad essere distrutto è stato il conservatorio e gli strumenti sono stati distrutti. Poi è arrivata la legge del 2024 e da lì molti musicisti hanno iniziato a chiedere asilo in Europa. Il solo paese disposto ad accoglierli fu il Portogallo e mi fece ridere che vennero ospitati proprio a Braga. La storia di questi due suonatori di tuba, il loro desiderio di poter continuare a suonare la loro musica mi ha ispirato il tema che ho composto.

La tuba è uno strumento ingombrante, difficile da trasportare. Soprattutto in un viaggio come quello lungo la rotta balcanica. Gli autori volevano proprio strumenti incombranti e pesanti. Per raccontare di persone che lasciano tutto il loro passato. E le custodie con i loro strumenti sono quello che vogliono portare nel loro futuro. Per questo ho costruito un tema, anche emozionale, incentrato su due tube. Un tema che racconta e accompagna la storia, portando dentro qualcosa di poetico, volutamente non filologico.

Hai avuto difficoltà a livello produttivo?

Quelli come Balcanica sono film a basso budget. Ho realizzato 5 interventi musicali sul film. Ne avrei fatto anche meno. Perché la musica non doveva essere invadente. Ma questi sono film che farei anche rimettendoci. In Balcanica ho ritrovato il senso del perché facciamo questo lavoro: il fattore umano. Per me, autorialità va insieme a senso di responsabilità, soprattutto in progetti come questo, in cui la creatività diventa il fine stesso della nostra esistenza. Basti pensare all’essenzialità di una scena, in cui la musica cambia il climax anche in una scena con una inquadratura fissa su una finestra.

A me piace far parte del gruppo che ha fatto il film, essere uno degli anelli che lo compone.

Nel film non sentiamo una nota fino a quasi metà. Sentiamo frusci, passi, rumore di contorno, i respiri dei protagonisti. Ma la prima nota arriva quasi a metà film. Qual è stata la tua idea in questo senso?

Sono uno di quei compositori che pensa che non ci deve essere troppa musica all’interno dei film, solo quando è necessario. In questo caso era proprio il tema del film che richiedeva secondo me di essere molto parsimoniosi proprio con la musica e idealmente ci sarebbe piaciuto proprio inserirla soltanto alla fine, proprio perché è una privazione subita dai protagonisti, poteva essere una privazione anche subita dagli spettatori e in realtà poi esigenze narrative ci hanno spinto a musicare alcuni punti. Ci sono cinque o sei interventi anche era già successo, ad esempio su Dogmen, di avere pochi interventi musicali. Comunque, quando arriva la musica è un momento in cui ne puoi godere a pieno dal punto di vista emozionale, esclusivamente dal punto di vista del senso narrativo della storia e sono convinto che la musica quando entra nei momenti giusti e non è un tappeto continuo possa aiutare molto. Soprattutto nel cinema dove hai una fruizione della sala, lo schermo grande, già lo schermo, i rumori, il suono riempiono tantissimo. Quindi la musica deve esserci perché è necessaria.

Tu lasci che il tema crea il legame tra Jalil e la Greta in un modo estremamente originale, perché glielo fai canticchiare e basta

Devo dire è una scelta più degli sceneggiatori. Io ho composto il tema poco prima dell’inizio delle riprese e credo un po’ in sceneggiatura. Ma soprattutto Nicola e poi anche gli attori mi dicono che cantassero tutti il tema sul set. A un certo punto lo canticchia anche Matilda nella stanza, lui la canticchia a lei, lei lo canticchia al suo capo medico e quindi è come se la sensazione che dà è che quando tu vuoi impedire qualcosa di così naturale per l’essere umano come fare musica è un po’ come fermare l’acqua con le mani: comunque da qualche parte esce.

I musicisti migrano perché gli vieti di essere se stessi fondamentalmente, la stessa cosa avveniva durante il nazismo. Anche questo è interessante secondo me, i compositori che sono stati costretti a fuggire durante il nazismo e durante i totalitarismi sono quelli o parte di quelli che hanno dato il suono a Hollywood dopo la seconda guerra mondiale.

Il tema che poi esplode in realtà sulla scena finale. Lì c’è proprio l’incontro tra il loro mondo musicale e l’occidente che sta per diventare il loro futuro

In Balcanica c’è l’incontro di mondi diversi, di suoni diversi, sonorità che difficilmente pensiamo possano stare insieme in quel modo ma che invece cerchiamo di far andare d’accordo all’interno del film. Questa è una cosa che la musica insegna tanto cioè che l’importante è sapersi ascoltare e non cercare di prevaricare. Tutti restano in un equilibrio che parte dall’ascolto poi dal dire la propria e poi riascoltare l’altro e questo avviene all’interno dei gruppi musicali ed è quello che in teoria dovrebbe avvenire nelle comunità tra le persone. Ed è la cosa più naturale perché l’essere umano dovrebbe fare.

C’è della musica che proprio non puoi ascoltare perché ti innervosisce ti manda in bestia e non ti aiuta nel tuo lavoro

Sinceramente no, non esiste una musica che non voglio ascoltare. Esistono momenti in cui non voglio ascoltare un certo tipo di musica e questo avviene spesso. Il fatto che siamo bombardati di musica continuamente, il fatto che in qualsiasi luogo dove tu stai c’è una musica che magari tu non volevi sentire in quel momento, il fatto che molti film e molte serie televisive credano che avere tanta musica al loro interno permetterà di avere una produzione diciamo più facile, di intrattenimento da parte del pubblico, quella cosa là un po’ mi disturba. Ma non c’è una musica che non mi piace. Dipende dai momenti, va benissimo il gothic, va benissimo l’heavy metal, va benissimo la trap, va benissimo la techno spinta che ho ballato anche quando avevo 18 anni. Per me va benissimo tutto. E’ saperla usare e saper sapere dove metterla che vale. Anche all’interno dei film.

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