Sangre del Toro – L’arte magica del Cinema | Venezia82

Tra i documentari sul Cinema di Venezia Classici, Sangre del Toro, con cui Yves Montmayeur ci porta dentro gli incubi di Guillermo del Toro

Oltre ai capolavori del Cinema restaurati, da alcuni anni la sezione Venezia Classici ospita anche una sezione dedicata ai Documentari sul Cinema. Nell’ambito di questo contenitore, spicca oggi la presentazione di Sangre del Toro, documentario che il regista Yves Montmayeur dedica al regista-Minotauro Guillermo del Toro. Nell’attesa, domani, di vedere a Venezia82 il suo tanto atteso Frankenstein, il regista messicano svela i suoi incubi e le origini del suo immaginario cinematografico all’obiettivo di Montmayeur.

Partendo da una speciale visita guidata offerta allo spettatore dell’esposizione En Casa con mis Monstruos, curata e inaugurata dallo stesso del Toro nella sua città natale, Guadalajara, Il regista apre le porte anche sui meandri più profondi della sua mente. Lasciandoci entrare in quello che è il labirinto della sua arte. Raccontandoci le origini del suo gusto e del suo amore per il genere horror. Restituendoci il senso di quel Sangre del Toro che scorre nelle sue vene.

“Il Cinema è la forma d’arte più magica che ci sia”

Quella di Guillermo del Toro è stata un’infanzia complessa. Giudicata da lui stesso difficile e funestata da continui e atroci incubi e presagi di morte. Paure instillate e fomentate dalla rigida educazione cattolica impartita dalla nonna. Lei la prima ha raccontargli le macabre Storie dei Santi. Che la sua mente di bambino immaginava accecati, torturati, scuoiati vivi. Lei a terrorizzarlo con le previsioni di un destino infausto e senza redenzione possibile. Lei a infilare nei calzini del piccolo Guillermo dei tappi al contrario, provocandogli sanguinose ferite scoperte solo dopo anni dalla madre.

La formazione scolastica presso i gesuiti, le macabre ispirazioni date dal cattolicesimo messicano e il suo vedere nella morte semplicemente come un qualcosa di inevitabile e l’avere a disposizione la camera Super8 del padre, hanno portato Guillermo del Toro a girare i suoi primi film all’età di otto anni tra mostri, incubi personali esorcizzati su pellicola e una grande convinzione: L’horror è il figlio imperfetto delle fiabe. Ed è così che avrebbe raccontato le sue storie.

Sangre del Toro Venezia82

Sangre del Toro non è un semplice biopic. L’intenzione di Yves Montmayeur non è quella di raccontare la carriera filmica che ha portato Guillermo del Toro a diventare uno degli indiscussi maestri del Cinema horror moderno. Ma quella di restituire allo spettatore la capacità del visionario regista di rendere magico il suo Cinema.

Spetta allo stesso del Toro portarci dentro i meandri del suo labirinto artistico. Fatto sì del modo in cui ha vissuto i suoi primi 34 anni in Messico – assaporandone pienamente le spaventose tradizioni e leggende – ma anche di una passione adorante per Romero e Cronenberg (suoi maestri cinematografici), della necessità di collezionare fumetti (tanto da decidere di comprare il chiosco da cui si riforniva da bambino e trasformarlo in allestimento per la sua mostra). E, ovviamente, lasciandosi ispirare dalla lettura dei capolavori di Lovecraft e, ovviamente, Mary Shelley per la creazione dei suoi mostri artistici.

Sangre del Toro Venezia82

E se, come lui stesso afferma, il corpo è il metronomo dell’anima, Sangre del Toro è il film che ci permette di vivere i nostri incubi con il sorriso appassionato di chi da decenni ce li fa rivivere nella sua cinematografia,.

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