La ragazza con la Leica – Fotografando la memoria | Venezia83

A Venezia83 “La ragazza con la Leica” di Alina Marazzi apre la sezione Orizzonti. Immagini di repertorio ibridate alla finzione narrativa per raccontare la fotografa Greda Taro

L’83a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (Venezia83) inaugura la sezione Orizzonti con una coproduzione Italia (Vivo Film con Rai Cinema) -Germania (Komplizen Film e ZDF con Arte): La ragazza con la Leica di Alina Marazzi, liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Helena Janeczek, vincitrice del Premio Strega nel 2018.

Anche co-direttrice artistica dell’ UnArchive Found Footage Fest, la regista Alina Marazzi pone la soggettività femminile e le immagini della
memoria al centro delle sue opere, sia che si tratti della sua produzione cinematografica o di quella teatrale. Segue questa linea artistica anche in La ragazza con la Leica, riscoprendo la figura di Gerda Taro, la prima photoreporter di guerra donna, tragicamente scomparsa durante la Guerra Civile Spagnola.

Ad intepretarla troviamo Emilia Schüle, la Maria Antonietta della serie tv (Sky e Now TV) e tra i protagonisti di Call my agent Berlino. In La ragazza con la Leica diventa una coraggiosa fotografa di guerra, compagna di Robert Capa. Donna libera, profondamente legata al suo passata di rifugiata tedesca a Parigi, che mette la sua voglia di giustizia e lotta contro i fascismi negli scatti fatti con la sua Leica.

Venezia83 | La ragazza con la Leica - Fotografando la memoria

La trama

Parigi, 14 luglio 1937. Mentre la Francia festeggia l’anniversario della presa della Bastiglia, Gerda Taro trascorre insieme a Robert Capa e agli amici di sempre, con i quali è fuggita dalla Germania nazista, l’ultimo giorno prima di tornare sul fronte spagnolo. Tra passato e presente – raccontate con un costante voice-over, come un diario nella mente e nella memoria di Gerda Taro – riaffiorano i momenti che hanno segnato la sua vita: l’impegno politico a Lipsia accanto al suo primo amore, gli anni dell’esilio a Parigi, il colpo di fulmine con Capa, la scoperta della fotografia e il desiderio di usare la sua Leica come strumento di lotta e di
libertà
.

In La ragazza con la Leica Alina Marazzi sembra giocare con le immagini e i video di repertorio. Con il supporto di Ilaria Fraoli al montaggio, la regista inserisce nella narrazione le fotografie realizzate dalla Taro nel corso della sua collaborazione con Robert Capa per mostrarci il valore del suo sguardo sugli orrori della Guerra Civile Spagnola, mentre le foto del compagno per dare allo spettatore l’idea di che donna libera e irriverente per l’epoca fosse la Taro. Unendo a queste filmati di archivio che ci restituiscono il dramma di un’epoca in cui i fascismi erano alle porte, la guerra troppo vicina. E in cui i fotografi pensano di essere immortali perché hanno una macchina fotografica in mano.

Gerda morirà poco prima di compiere 27 anni, sul campo durante la battaglia di Brunete in Spagna. Stringendo in mano la sua macchina fotografica Leica.

La nostra recensione

Attraverso il legame della protagonista con i suoi amori e amici di sempre, La ragazza di Leica ci porta dentro le dinamiche di un gruppo di rifugiati che cerca un futuro lontanto dai loro paesi. Gerda che fugge dalla Germania agli albori del nazismo, insieme all’amica Ruth. Entrambe, ebree di origine polacca, raggiungono l’amico Willy a Parigi. Qui incontrano due rifugiati ungheresi, David “Chim” Seymour e Robert Capa (pseudonimo – nato dopo l’incontro con Gerda – di Endre Ernő Friedmann).

Alina Marazzi ce li presenta tutti come attratti dall’aurea di Gerda. Volenterosi di seguirla nella sua lotta contro i fascismi e la sua voglia convinzione che gli spagnoli stessero facendo quello che i tedeschi non erano riusciti a fare: non scappare davanti ai fascismi.

La Gerda di La ragazza con la Leica scappa. Dalle convenzioni sociali; da chi cerca di renderla moglie prima che amante; da chi firma le sue foto con il proprio nome, facendo perdere il suo; la vorrebbe al sicuro per le vie di Parigi invece che sul campo di battaglia.

Alina Marazzi ce la restituisce anche nella sua fisicità. Abbandonando la sua attrice protagonista in favore di foto e filmati in cui lo spettatore vede/conosce la vera Gerda. Il risultato è un biopic anomalo. Incapace di essere compiutamente né documentario né finzione. La persistente voce di Emilia Schüle sembra voler distogliere dallo scorrere delle immagini del film, che si anima più con il repertorio archivistico che con il girato attuale.

Pur comprendendo la volontà della regista di fare con il suo film un inno alla memoria e un monito a volerla tutelare per non rincorrere negli errori del passato, di difficile comprensione risultano quelle bandiere di Palestina (adottata dallo stato palestinese nel 1964), Ucraina (stato nato nel 1991 dal dissolvimento dell’Unione Sovietica) e quella arcobaleno della comunità LGBTQ+ (disegnata dall’attivista Gilbert Baker nel 1978) poste all’inizio di un corteo parigino nel 1932. Una forzata manovra per portare l’attuale nella storia. Ma che non è surrogata dal racconto filmico che ne segue. Quelle bandiere risultano un po’ buttate là, come a voler vedere se qualcuno se ne accorga o meno. E generare dibattito su quelle piuttosto che sulla vita della fotografa.

Se le foto che Gerda Taro realizzo in quel suo ultimo e fatidico reportage nella provincia spagnola in guerra furono ritrovate solo nel 1997 (dopo essere scoparse dal campo di battaglia e ritrovate in una serie di valigie in un magazzino di Città del Messico), temiamo che La ragazza con la Leica non riuscirà ora a riportarci l’importanza in quegli anni pre-bellici di una donna che voleva lottare con una Leica in mano. Ma ci portiamo a casa la bellezza di aver visto le sue foto riprendere vita nell’attimo di una proiezione in Sala Darsena.

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