Luana (Salma Kopp) vive una vita normale, forse troppo per i suoi gusti. Il suo unico interesse, il vero elemento di apparente anomalia nella sua quotidianità, è l’amore per la musica metal, diametralmente opposto al viso angelico. Così per distrarsi e ignorare se possibile il rapporto sempre più frammentario con la madre o il padre sotto cure palliative, si avvicina alla band Black Metal del cugino Dominik (Fabian Künzli), i Wolves.

Parte con loro, donna in un ambiente oppressivamente maschile, seguendoli in un tour per piccoli club, occupandosi dei loro social media – anche se nessuno, come al solito, sembra capire l’utilità di un simile strumento – e della vendita del merchandising, In questo viaggio Luana sviluppa una fascinazione verso il nuovo front-man della band, l’enigmatico Wiktor (Bartosz Bielenia, il protagonista del Corpus Christi di Jan Komasa), che le impedisce o almeno le offusca la visione dei lati più oscuri di quel ragazzo.
Wolves, il debutto nel lungometraggio del regista svizzero Jonas Urlich (un habitué della sezione corti di Locarno, dove ha vinto il concorso nazionale dei Pardi di domani nel 2020) ora in concorso nella sezione LP Feature del SEEYOUSOUND, è un’esplorazione della scena metal nordica che non ha paura di affrontare di petto anche l’affiliazione di una minuscola parte della scena con idee a matrice nazista, tuttavia rischiando di fermarsi in superfice. I sintomi delle idee di Wiktor, dai tatuaggi alle sue parole, passano in sordina non solo per l’amore che Luana prova per lui ma anche perché per la sua generazione parole come “nazi” son state svuotate di tutta la loro portata, ridotte a meri insulti online scollegati da tutto il portato politico.

Se la sceneggiatura di Ulrich sarebbe potuta andare più a fondo nell’esplorazione di questa tematica, Wolves trova la sua reale forza nell’essere riuscita a creare una band estremamente verosimile (durante la produzione del film i Wolves, non una band reale ma creata apposta da Ulrich, si sono esibiti davvero a Zurigo e in diverse altre città svizzere) che nelle performance dal vivo con le canzoni scritte da Manuel Gagneux ci fanno dispiacere di non poterli vedere dal vivo. Il motore emotivo del film, oltre alla musica, è la performance di Salma Kopp al suo debutto sul grande schermo, che dona alla sua Luana tutta la vulnerabilità di una donna che cerca di rimanere a galla in un mondo che sembra predisposto per avvelenarle l’anima e, nell’accoppiata con Bartosz Bielenia, mostrano tutte le difficili e delicate sfumature dell’amore tossico, uno dei connubi più ossimorici che esistano su questa terra.
Che siate appassionati di black metal o che lo crediate solo uno stridio per gli orecchie, Wolves rimane un film sorprendentemente delicato nella sua ferocia, che usa un genere come cassa di risonanza per guardare a una generazione e alle sue malattie sociali, che segna l’arrivo di una nuova voce autoriale nel cinema europeo.