Alla scoperta del mondo di The Last Viking con Anders Thomas Jensen | Venezia82

Una dark comedy che sa di favola, questo è The Last Viking, ora fuori concorso a Venezia 82. Abbiamo intervistato il regista per l’occasione.

Un film come The Last Viking dello sceneggiatore e regista danese Anders Thomas Jensen durante le giornate della Mostra del Cinema di Venezia è una rarità. Non solo perché si tratta di una commedia, un genere che il festival continua tristemente a ignorare, ma perché si tratta soprattutto di un cinema che supera i confini generazionali facendosi adatto a tutte le età con una favola orgogliosamente sopra le righe, come Anders Thomas Jensen ci ha abituati fin dai suoi esordi (in Italia il suo titolo più famoso è Le mele di Adamo, oggetto di un remake italiano con protagonista Claudio Amendola). 

Qui prosegue il lavoro con gli attori Nikolaj Lie Kaas e Mads Mikkelsen, che da sempre si fanno camaleonti per il suo cinema trasformandosi e inseguendosi per tutti i folli universi di Jensen. In The Last Viking interpretano due fratelli, Anker (Haas) e Manfred (Mikkelsen), il primo esecutore di una rapina e il secondo incaricato di nascondere il bottino. Scontati i quindici anni di pena, servono i soldi per liberarsi di qualche debito rimasto in sospeso, ma Manfred non si ricorda più il nascondiglio.

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Anders Thomas Jensen e di parlare con lui del film che sarà prossimamente nelle sale italiane con Plaion Pictures.

Partiamo dall’inizio del film. Tu hai scelto di aprirlo con una scena animata dal tocco gotico che strizza l’occhio alla tradizione vichinga. Qual è il tuo rapporto con questa tradizione?

Il mio intento era quello di giocare con questo immaginario, sai, perché i vichinghi sono machi e molto mascolini, mentre i personaggi nella sequenza animata sono molto femminili e delicati. Volevo che il pubblico capisse fin da subito che sta guardando una favola anche se i primi venti minuti sono molto realistici, quindi volevo che la premessa che alla fine apre e chiude il film lo avvolgesse e lo contestualizzasse. Poi dopotutto i vichighi sono stati capaci anche di azioni molto crudeli e tutti noi le conosciamo, ma fuori dalla Scandinavia non si conoscono molto i loro valori fondamentali. Per esempio per loro era importantissimo dire la verità sempre e comunque. Un uomo o una donna che non mantengono la loro parola sono maledetti e rifiutati dalla società che li circonda. È un modo di vivere molto diverso rispetto a quello che vediamo oggi giorno, è più orientato verso la comunità.

Un’altra colonna portante del tuo film è il trauma. Qual era il tuo intento nel parlare di questo argomento?

Mi piace creare dei personaggi e vedere come affrontano ciò che li ha formati come esseri umani. Qui abbiamo due fratelli, uno dei quali è nella negazione completa, mentre l’altro continua a creare modi per entrare in contatto con suo fratello, incluso quello di diventare John Lennon. Sta tutto nella relazione con il passato, più che nel trauma. Per quanto riguarda i personaggi che costellano il film, ci sono persone che hanno una percezione diversa della realtà rispetto a quella che possiamo avere io e te e tra poco avremo 8 miliardi di realtà differenti. Cosa succede? Siamo tutti pazzi o siamo tutti normali? Mi interessa che il mondo sia così ed è per quello che ho fatto questo film, per parlare di identità.

Come hai approcciato il lavoro con gli attori per questo film?  

Lavoriamo insieme da 25 anni, è difficile dire che abbiamo fatto qualcosa di diverso dal solito. Indubbiamente il personaggio di Manfred è stato il più difficile, perché è facile cadere nell’esagerazione, ma grazie a Mads vediamo una persona reale e verosimile e piena di emozioni.

È molto interessante l’uso della musica che fai nel film perché è proprio connessa ai personaggi, quindi è necessario porti una domanda. Preferisci il Jazz, i Beatles o gli ABBA?

Mi piacciono tutti e tre, so che è tanto, ma trovo che tutti e tre abbiano situazioni diverse. Preferirei ballare sulle note degli ABBA, ma se dovessi fare una passeggiata forse i Beatles.

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