La sezione Orizzonti di Venezia82 inaugura presentando nel primo giorno della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia il nuovo film di Teona Strugar Mitevska, Mother. Dopo aver vinto l’Orso d’Oro nel 2019 al Festival di Berlino con Dio è donna e si chiama Petrunya ed essere già stata in concorso nella stessa sezione alla Biennale con L’appuntamento (2022), la regista macedone torna a Venezia con un insolito biopic dedicato a Madre Teresa di Calcutta.
La trama
Calcutta, 1948. Teresa , madre superiora delle Suore di Loreto, aspetta con ansia una risposta dalla Santa Sede per poter lasciare il convento delle Clarisse per poter creare il suo proprio ordine. All’interno delle mura del convento si sente intrappolata in un sistema generato dagli uomini, non attento alle esigenze delle consorelle. Ed è spinta dalla frenetica volontà di realizzare la sua missione di alleviare le sofferenze delle fasce più povere della popolazione della neo-indipendente Repubblica d’India.

In Sorella Agnieszka crede di aver trovato colei a cui lasciare la direzione del convento. Una donna alla quale è legata da un profondo legame, dopo averla salvata da un rastrellamento in Polonia e averla portata alla conversione alla fede cattolica.
Ma nei 7 giorni che la separano dalla tanto agognata risposta dal Vaticano, Teresa si troverà a fare dolorose scelte e a prendere irrevocabili decisioni. Che faranno nascere in lei il dubbio di essere devota più alla sua vanità che alla sua fede. Oltre a far vacillare la sua convinzione di voler essere Madre biologicamente, piuttosto che di tutta la comunità.
La nostra recensione
15 anni fa, Teona Strugar Mitevska realizzò il documentario Teresa and I. Raccontando il suo interesse per la suora macedone e la sua storia e come la sentisse vicina nella sua storia personale. Entrambe provenienti da Scopje, in Macedonia. Entrambe provenienti da famiglie il cui background multiculturale aveva fortemente contribuito a plasmarne il carattere. Senza negare di averne da sempre ammirato il coraggio e la convinzione, parlando di Madre Teresa la regista confessa nelle sue note di regia:
Era tutto quello a cui aspiravo di essere
Da qui, il suo desiderio con Mother di presentare il personaggio storico di Madre Teresa sotto una nuova luce, con un differente sguardo rispetto a quello tradizionale. Andando a svelare verità nascoste della loro storia, del loro ruolo nella società in cui vivevamo. Ma guardandole attraverso gli occhi di quella moderna.
Nonostante l’accento inglese stentato di Noomi Rapace vada quasi di pari passo con un’interpretazione non sempre centrata, a volte esageratamente esasperata, non possiamo non notare il pregio di Mother di cercare di andare aldilà della santità della figura ecclesiastica raccontata. Offrendoci una Madre Teresa profondamente umana nelle sue debolezze. Gelosa della sua consorella e della libertà che lei non si è mai voluta concedere di essere pienamente donna. Dubbiosa sul suo desiderio in pericoloso bilico tra maternità e fede.
Forse ormai troppo spiazzati dall’inserimento di un brano heavy metal come sottofondo ad una scena che volevasi di crisi tra lo psicotico e il mistico e seppur lodando la volontà di una narrazione tutta al femminile di una figura profondamente mal interpretata dalla storia (maschile) del passato, non siamo riusciti a vedere in Mother più di un tentativo mancato di restituire alla storia (almeno cinematografica) essere profondamente donna in un mondo di uomini di Madre Teresa.