In occasione del 25 aprile, una data sempre più importante e necessaria che Bref International Film Festival rende occasione di scoperta degli archivi partigiani e di celebrazione con polente antifasciste nella piazzetta interna alla Cittadella dei Giovani, è stata proiettata la sottosezione intitolata Fight for Your Rights! dell’ampio concorso internazionale: una selezione di sette cortometraggi incentrati proprio sul tema della Resistenza, visto non solo nella sua accezione più storica e inerente alla guerra, ma anche guardando a quegli atti di resilienza che l’uomo compie tutti i giorni. Ogni film aggiunge un tassello al discorso politico e umano, portando esperienze umane e non (un bizzarro corto ci porta dopotutto in una rivolta di nani di giardino) da diversi lati del mondo e epoche storiche.
La resistenza durante la guerra

Come annuncia il cupo titolo, I died in Irpin di Anastasiia Falileieva è l’autobiografia di una morte parziale, ma anche di una necessaria rinascita attraverso il mezzo cinematografico. Mentre la Russia invade l’Ucraina, la regista lascia Kiev insieme al fidanzato per spostarsi verso Irpin per raggiungere i genitori di lui. La città rappresenta però uno dei principali fronti della guerra e il rischio di morire aumenta ogni giorno di più. Quando si palesa per Anastasiia una possibilità di fuggire, la rifiuta, rimanendo prigioniera in un luogo incerto e circondato dalla distruzione. I claustrofobici dubbi della protagonista sgretolano la forma di I died in Irpin, l’animazione realizzata con la stop-motion e la cutout animation è erratica con tratti violenti e colori sempre più scuri che fagocitano il bianco.

Vercors di Lyonel Charmette è l’unico cortometraggio di Fight For Your Rights! ad essere ambientato durante la Resistenza, pur rappresentando una storia ambientata ai suoi margini. Lontani dall’azione, in un accampamento vicino alle montagne del Vercors, cinque combattenti animati dal desiderio di impegnarsi in battaglia si trovano a fare i conti con un nemico inatteso e imprevedibile: la noia. Il più giovane di loro, Joseph, inizia a soffrire quell’attesa eterna e la sua ossessione sfocia presto in una contagiosa follia. Il desiderio di impegnarsi politicamente diventa una missione totalizzante, i combattenti – uniche entità artefatte su un mondo fotografico – sono alienati dal mondo, rinchiusi in un tragico Aspettando Godot.

Per Joris Clerté, regista di La Boite noire, la resistenza non è solo l’atto specifico, ma anche la sua documentazione che funge da cassa di risonanza mediatica. Nel tentativo di cercare risposte su suo padre, un giovane di campagna porta a Parigi da un gruppo di ex insorti uno strano apparecchio cinematografico contenente le immagini della Comune. Dopo aver perso di vista le idee del passato, il ricordo di quei momenti crea nei commilitoni un turbine di emozioni contrastanti, sospese tra l’illusione e il desiderio di vedere un effettivo cambiamento.

Nel vincitore della Palma d’Oro per il cortometraggio The Man Who Could Not Remain Silent, il regista e sceneggiatore Nebojša Slijepčević racconta uno dei tanti massacri che l’unità paramilitare di Milan Lukić ha compiuto ai danni del popolo bosniaco: alla stazione di Štrpci 19 civili furono portati fuori con la forza da un treno per poi essere giustiziati. Tra tutti i passeggeri stipati nei vagoni, solo uno, Tomo Buzov, un veterano di guerra, prova ad opporsi alla ferocia della milizia pur di fermare un massacro. Slijepčević sceglie tuttavia di non rendere l’eroe il protagonista della sua storia, preferendo un osservatore ipocrita che per l’intero cortometraggio appare sul punto di esplodere ma rimane in silenzio come tutti gli altri. È un’operazione che punta a mostrare quanto sia facile alzare la propria voce per denunciare i soprusi, ma spesso la maggioranza preferisce esserne un silenzioso testimone o denunciare quando è ormai troppo tardi.
La resistenza nella quotidianità

In Plat de résistance (nella sua duplice accezione di “portata principale” e della traduzione letterale “piatto di resistenza”) di Marie Royer e Zinia Scorier, la minaccia dell’edificazione di spazi verdi diventa per un gruppo di attivisti l’occasione per una colorata ribellione: si trovano così ad occupare i giardini, creando degli orti comunali i cui frutti sono venduti ad offerta libera al fine di sostenere quella stessa attività. Il risultato sono immense tavolate dove scambiarsi sorrisi e gentilezze, delle oasi felici nel grigiore cittadino. La gentilezza però non sminuisce la potenza e il coraggio delle azioni rappresentate che prendono spunto da una serie di registrazioni realizzate nel 2020 durante le occupazioni del Quartier Libre des Lentillères, il Jardin de l’Engranage e il Jardin des Vaites. Alcuni di questi luoghi sono finiti vittime di un urbanismo cieco, una ruspa che procede violenta senza preoccuparsi delle conseguenze sulla comunità e sul clima.

Barlebas di Malu Janssen riporta lo spettatore sul finire del XVI secolo, mentre la caccia alle streghe nel Sud dell’Olanda si faceva sempre più intensa. La giovane Heylken sta per lasciare il suo villaggio, quando è accusata di aver peggiorato le condizioni di salute di un animale con la sua voce e insieme ad altre due donne è trascinata via con la forza per essere giustiziata sulle sponde del lago. Nonostante la violenza a cui è sottoposta per la durata del film, Heylken (la cui attrice, Pitu Nicolaes, è anche la compositrice della colonna sonora) non rinuncia mai al canto, una ribellione a un sistema che la vorrebbe far sentire in colpa anche per aver avuto il coraggio di alzare la voce. Così facendo pianta nella mente della dodicenne Griet un desiderio di resistenza a un fagocitante sistema patriarcale.

A completare la selezione di Fight for Your Rights! troviamo Forever di Anissa Terrier, Pauline Philippart, Cyrine Jouini, Pierre Ferrari e Theo Djekou, che tra storie di guerre e altri conflitti potrebbe apparire come una scelta anomala trattandosi di un film d’animazione su dei nani da giardino. Le bizzarre creature di ceramica, tuttavia, hanno anche loro un motivo di ribellione e soprattutto un motore che li spinge a cercare giustizia. Nel loro giardino è difatti arrivata una pallina da golf dal campo limitrofo che ha distrutto una di loro, nonché compagna di uno degli gnomi con cui divideva l’esistenza e un cuore con sopra scritta la promessa Forever. Così decidono di rispondere a quell’insensata violenza fuggendo dal loro giardino per prendere di mira la statua di un golfista. Il risultato sono sei coloratissimi minuti all’insegna della pura follia ma anche del più cieco e resistente amore.